Liturgia

28Mag08

La prima cosa non regge alchool, perchè non puoi dirmi che c’è un altro modo per vivere che bere. E te non puoi andartene perchè dopo il primo ti gira la testa. Il gusto di sentirselo scivolare in gola, e poi, fluido, sparire.

La prima cosa non regge alchool, la seconda è la carne sul fuoco, il gas al massimo. Assasino e carnefice di ogni specie. 3:20 ed un buco nello stomaco che grida sazietà. Un enorme vuoto che stenta a colmarsi, un passaggio per chi, ancora inconsapevole dei rischi, si spinge fin dentro la pancia.

La prima cosa non regge alchool, la seconda la carne, la terza è paranoia. La paranoia che non ti degna di uno sguardo. La paranoia che l’assale quando te vorresti solo un sospiro dietro al collo, che ti scaldi. La notte. E non esistono donne che, geometricamente, relazionino la condizione ascetica del sentirsi, temporaneamente, vuoto con l’esecrabile bisogno di calma e leggerezza che, incosciamente, ne deriva.

La prima cosa non regge alchool, la seconda la carne, la terza è paranoia, la quarta un altare, in legno, intarziato di diamanti. Un posto per tutti e, badate bene, da non sottovalutare. Un posto nuovo e pulito, un percorso delicato e estenuante che, se intrapreso, va portato fino in fondo. Ma qui non si vede un uscita, e c’è sempre quell’altare a ricordare che, dovunque vada, mi sarà sempre al mio fianco. Spina e detrito di preghiere che, lentamente chiudendosi su se stesse, rivendicano passato.

La prima cosa non regge alchool, la seconda la carne, la terza è paranoia, la quarta un altare, la quinta il sorriso, al culmine dell’ebbrezza. La vedi danzare, come, davvero, non hai visto mai. Che tutte le stelle potrebbero, d’un tratto sparire. Che tutte le strade ti attraversano ed una mano pesca sul fondo della scatola il caso che scioglierà l’enigma. Danza, e, direi molto bene. Danza sul pianto e sui peccati che, avidamente, si serba in grembo. Danza, ed io sorrido del desiderio che ho nel guardarla delineare con le gambe delle forme a me così note, eppure, del tutto, inarrivabili.

La prima cosa non regge alchool, la seconda la carne, la terza è paranoia, la quarta un altare, la quinta il sorriso, la sesta la sento arrivare, sulla schiena, nella pelle. La sento divincolarsi tra nervi legamenti e gengive. La sento esplodere di gioia e poi, distintamente, rannicchiarsi in un angolo. Arterie cicatrici e muffa. Come si fa quando ti arriva tutta in gola? Ti si chiude lo sterno, ti si gela il respiro. Un albume nero pieno d’odio sul bordo del precipizio pronto, non senza timore, a gettarsi nell’infinito. Ventre sterile del mondo. Brividi lungo braccia addome gambe e torace. Lividi antalgici a protezione di un apparato che non ne voul sapere niente di più. Catrame cioccolato e latta.

La prima cosa non regge alchool, la seconda la carne, la terza è paranoia, la quarta un altare, la quinta il sorriso, la sesta la sento arrivare, la settima corre, così veloce che a stento riesci a seguirla. Vorresti prenderla ed, immobili, infilarsi sotto le lenzuola. In silenzio. Senza pretese di amori o sentimenti. Solo inerti pedine schiacciate dal peso dell’istabilità. Un mare di parole celate nel cervello. Involucro trasparente di illusioni speranze e mosche. Prenditi pure tutto quello che ho da darti, di più, ti giuro, non ho. Sono i vili gli assetati e i vagabondi che ci riescono. I belli muoiono tra gli acidi, nelle fogne, mentre i brutti giocano a carte sulle rive del lago. Corrono, i belli, corrono verso i brutti che, fermi, si prendono donne e sapori, rubano segreti e novità, mentre i belli contorcendosi finiscono unti sul lastrico.

La prima cosa non regge alchool, la seconda la carne, la terza è paranoia, la quarta un altare, la quinta il sorriso, la sesta la sento arrivare, la settima corre, l’ottava l’accendo, e

sereno,

mi addormento.

[dedicata ad Alessandro Baricco]



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