Assomiglio a mia nonna. Non riesco a frenare il bisogno di bene verso il prossimo. Mi cola lungo la schiena lasciando solo la schiuma ed il ricordo della neve. Non so chi mi fa fare questo.
Io non so scrivere.
Dio solo sa le volte che ho azzeccato una frase, che ho afferrato tangibilmente un concetto innovativo e esaltante, e poi… puff. Il bello si condensa in idee misto musica e mi rinfresca la testa. Ma poi qualcosa lo inghiotte, il bello non ce la fa. Sono i vermi, gli acidi e le arterie che continuano a muoversi. Ma il bello, proprio lui, è esanime nel fondo della scatola.
Mi nonna mi preparava una incantevole torta con marmellata di fichi. Aveva un sapore apparentemente indescrivibile. L’odore liquefaceva all’ingresso delle narici, lasciando al caso l’onore della scelta. Il mio sogno era quello di possedere una riserva di torta anche per quando mia nonna non ci sarebbe più stata. Avrei conservato la sua creazione. Ne avrei tramandato i segreti e la gioia. Sarei riuscito a riportare il suo sorriso sui volti di chiunque ne sagiasse un pezzettino. Ma, ahimè, il vento gelido degli anni se l’è portata via vecchia e tremendamente stanca di preparar torte. Il sapore del bello tace chiuso in una bara.
Mia nonna non era una scrittrice. Ed è per questo che non so scrivere. Non so nemmeno fare la marmellata di fichi. Ma ne ho rubato il sorriso e l’incanto. Ne serbo in grembo sempre una soddisfacente quantità. Sto invecchiando e sbocciano i tulipani svegliati dal tepore primaverile. Lenzuola e occhiaie a nastro. Zanzare. Come fa uno a scrivere se non lo sa fare?
Siamo in assetto di battaglia. Le pulci mangiano e ci cagano addosso. Ci siamo liberati dalle grinfie del maligno. Ed è qui, nelle sale imbottite di marijuana e alcool che progettiamo la rivoluzione. Amarezza, tanta amarezza. Un liquame che ristagna nell’interno e brilla di morte. Un sottile lembo di seta che lo avvolge supino, bagliori del risveglio. Tania piange e si stringe al suo piumone. Nell’aria un forte conato di fumo. Come possiamo amarci se sono chiuso in un armadio. Come posso dimenticarmi di ciò che è stato e della serpe che è in me. Lampi di un amante che non scorda, e non sa scrivere. Goccioloni di argilla come se stesse per colmarsi tutto questo spazio che vedo all’orizzonte. E se, guarda caso, sia io ciò che ne resta.
Dio li benedica a quelli che la nonna gli ha insegnati a scrivere. Io ho perso la mia forma una manciata di mesi fa. Storpio e ammaccato riuscivo a stento a tenermi diritto. E chi l’avrebbe mai sospettato? Mia nonna avrebbe dovuto avvertirmi in tempo.
Io non so scrivere.
Dio solo sa le volte che ho azzeccato una frase, che ho afferrato tangibilmente un concetto innovativo e esaltante, e poi… puff. Il bello si condensa in idee misto musica e mi rinfresca la testa. Ma poi qualcosa lo inghiotte, il bello non ce la fa. Sono i vermi, gli acidi e le arterie che continuano a muoversi. Ma il bello, proprio lui, è esanime nel fondo della scatola.
Mi nonna mi preparava una incantevole torta con marmellata di fichi. Aveva un sapore apparentemente indescrivibile. L’odore liquefaceva all’ingresso delle narici, lasciando al caso l’onore della scelta. Il mio sogno era quello di possedere una riserva di torta anche per quando mia nonna non ci sarebbe più stata. Avrei conservato la sua creazione. Ne avrei tramandato i segreti e la gioia. Sarei riuscito a riportare il suo sorriso sui volti di chiunque ne sagiasse un pezzettino. Ma, ahimè, il vento gelido degli anni se l’è portata via vecchia e tremendamente stanca di preparar torte. Il sapore del bello tace chiuso in una bara.Mia nonna non era una scrittrice. Ed è per questo che non so scrivere. Non so nemmeno fare la marmellata di fichi. Ma ne ho rubato il sorriso e l’incanto. Ne serbo in grembo sempre una soddisfacente quantità. Sto invecchiando e sbocciano i tulipani svegliati dal tepore primaverile. Lenzuola e occhiaie a nastro. Zanzare. Come fa uno a scrivere se non lo sa fare?
Siamo in assetto di battaglia. Le pulci mangiano e ci cagano addosso. Ci siamo liberati dalle grinfie del maligno. Ed è qui, nelle sale imbottite di marijuana e alcool che progettiamo la rivoluzione. Amarezza, tanta amarezza. Un liquame che ristagna nell’interno e brilla di morte. Un sottile lembo di seta che lo avvolge supino, bagliori del risveglio. Tania piange e si stringe al suo piumone. Nell’aria un forte conato di fumo. Come possiamo amarci se sono chiuso in un armadio. Come posso dimenticarmi di ciò che è stato e della serpe che è in me. Lampi di un amante che non scorda, e non sa scrivere. Goccioloni di argilla come se stesse per colmarsi tutto questo spazio che vedo all’orizzonte. E se, guarda caso, sia io ciò che ne resta.
Dio li benedica a quelli che la nonna gli ha insegnati a scrivere. Io ho perso la mia forma una manciata di mesi fa. Storpio e ammaccato riuscivo a stento a tenermi diritto. E chi l’avrebbe mai sospettato? Mia nonna avrebbe dovuto avvertirmi in tempo.
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Di tua nonna ricordo molto volentieri l’abitazione:
più precisamente ricordo il divano, le poltrone, una tv, una postazione di gioco, un tavolo, un quadro molto colorato, un altro tavolo sul balcone, dei fogli e dei dadi sul quel tavolo, ricordo una brocca di plastica, un pentolino da tè, delle tazze da tè, un barattolo di vetro da 5 litri, un espositore di plastica, un pallone di gomma-piuma…e tante tante tante bellissime serate passate in compagnia! Qui tutto normale. Qui ti pensiamo sempre.
Un abbraccio Fà!
Pensi davvero di poter metter a posto?Ormai e` tuo.
I sorrisi, le gioie, i dolori, le nostalgie, la conoscenza…tuo per sempre. Cresci? anche io ci provo.A stento, ma ci provo. E non e` bello come credi quando hai 12 anni. Non leggo, non scrivo, non mi pettino.ma il tempo malefico scorre inesorabile e i capelli crecono, le unghie crescono, i denti si ingialliscono, i polmoni si anneriscono. CORRI! ma non troppo in fretta. Ricordati di lasciare le tue impronte fluorescenti, in modo che potro` seguire le tue tracce. Ricordati di impartire lezioni di cucina, ricordati di cucinare sacre scritture psichedeliche, ma sopratutto ricordati di distribuire in modo uniforme e omogeneo i sorrisi.Amo!
Arrivederci.Saluta la russia.