C’era un enorme vetrata proprio dietro al letto con travi d’amianto a rinforzarla.
Un grasso involucro.
Le pareti erano bianche e sudate. Un lieve bagliore violaceo sfondava l’oscurità lasciando intravedere la biancheria sporca proprio sotto al sofà. Non guardai mai il soffitto. Amen.
Ricordo appena il suo sorriso, un viso poco delineato ed intermittente. Sporco. La gettai sul letto, le tolsi il vestito ed iniziai a baciarla. Ben presto volsi lo sguardo al di là del vetro, e dietro il riflesso della mia faccia sudicia e alquanto paonazza vidi un coccodrillo. C’erano anche scimmie e ornitorinchi e lupi e fagiani e streptococchi e serpenti. E m p a t i a. C’era il sole fuori, ma dentro la stanza era buio nonostante la vetrata, e rimaneva quel violaceo lume a radiografarci le OSSA.
Lei sembrava non curarsi di niente, non gli importavano i serpenti e nemmeno le mosche che si coagulavano pian piano sui nostri corpi umidi.
Sangue e sperma.
Il mio motore continuava a rombare avulso dal resto, del tutto distaccato dall’apparato cognitivo e, per nulla turbato, martellava come un ariete.
BUM BUM BUM.
D’un tratto un coccodrillo si fece più vicino, e potei guardarlo negli occhi. Potei intuirne l’odio ed il disprezzo, l’invidia e la rabbia.
In quell’istante la scena si impregno di una calma difficilmente descrivibile con le parole, aulica divina irreale bianca placida quieta. Fu in quel momento che riuscii a penetrare nella testa del rettile diaspide ed in quel momento mi vidi bello e nudo ed unto. Petto scolpito, le mani premute sul materasso e le braccia tese. Ogni nervo articolazione e muscolo sinuosamente rigidi e delineati, forme geometriche pure e lievemente rigonfie. Hermes di Prassitele.

Calma.

Poi il coccodrillo spalancò le fauci. Lei continuava ad ansimare ed a goderne. Io galleggiavo e sentivo ogni poro del mio corpo aprirsi ed ingoiare il violastro baluginare.
Le mascelle si chiusero rapidamente sui sostegni d’amianto, poi diede un vigoroso strattone con il collo, e tutta la vetrata venne giù. Anatre, struzzi, lepri, camaleonti, fenicotteri, pastori, giocolieri, aironi, giaguari, cavallette, lucertole ed antilopi iniziarono a riempire la stanza. Le mosche uscirono. Il coccodrillo rimaneva fermo e sanguinante dalle gengive. Io non distolsi lo sguardo dal suo nemmeno per un istante. Lei urlava ancora più forte e contorceva spasmodicamente le membra.
La luce squarciò la calma. I serpenti lentamente riempirono le lenzuola.

Poi aprii gli occhi in una stanza non mia. La bocca marcia

d’alcool e un enorme mal di testa. Nessun animale, esclusi

i moscerini sul groviglio di bottiglie.

Indossai i calzini e

me ne tornai a casa.



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